Nei giorni scorsi la mia carissima amica S, nel mezzo di una conversazione, mi fa: Simone, l'amore come quello dei film non esiste. Li per li non mi è sembrata una frase da sottolineare e per cui valesse la pena perdere cinque minuti, ma in questa domenica gelida e tersa il pensiero è ritornato a quella conversazione e soprattutto a quella frase. Ma andiamo con ordine.
Mi sveglio intorno alle dieci e mezza con il suono delle campane della cattedrale. Il cielo è sereno anche se la temperatura è proibitiva: il termometro segna -22°C. Un piccione cammina sul davanzale di una finestra del soppalco e sembra quasi che con il becco "bussi" alla finestra chiedendomi di farlo entrare.
Ancora stordito dal sonno, con gli occhi semiaperti scendo le scale del soppalco e apro il frigo. Il latte.....ecco quello che avrei dovuto comprare sabato pomeriggio! Sbuffo, prendo la confettura ai frutti di bosco e le fette biscottate e mi metto seduto al tavolino.
La casa è invasa da un'inconsueta luce che, insieme ad una lunga doccia, riesce a farmi svegliare del tutto. Mi vesto chiedendomi se due pail, una maglietta a collo alto, una calzamaglia e un paio di jeans siano sufficienti per arginare il freddo.
Scendo le scale di casa e come sempre mi meraviglio di come la musica sparata nelle cuffiette del mio i-pod, sappia esattamente come farmi ricordare chi e cosa voglio ricordare. Ma è verso la metà dell'allenamento che il pensiero della conversazione avuta qualche giorno prima mi torna alla mente. E allora, come se mi si accendesse una lampadina nel cervello, rifletto su quella frase che in un primo momento non mi aveva suscitato curiosità. E ci rimango male.
Male come un bambino a cui è stato infranto il sogno di Babbo Natale o della Befana.
No, non può essere. Non ci credo. Non è vero. S sta mentendo.
Finisco l'allenamento e mentre faccio la doccia e mi rivesto continuo a pensarci. Che strana domenica: è dura da mangiar giù, per un milione di motivi. Quasi mi convinco, nonostante tutti i miei sforzi, della bontà della tesi di S.
Eppure alla fine di tanto pensare ecco quali sono le mie conclusioni.
No S, non è come dici tu. O almeno, non per me. Puoi chiamarmi stupido, puoi chiamarmi sognatore, puoi chiamarmi illuso, ma continuerò a vivere con la stessa idea dell'Amore che avevo quando ero alto si è no la metà di adesso. Quando vedevo e sentivo le parole di mio nonno a mia nonna.
E siccome non sono riuscito a trovare esempio migliore eccoti quelle che per me sono le parole più belle che un uomo possa dire alla propria principessa.
Tratte dal film "Se scappi ti sposo..."
Garantisco che ci saranno tempi duri,garantisco che prima o poi uno di noi due o tutti e due vorremo farla finita,ma garantisco anche che se non ti chiedo di essere mia lo rimpiangerò per tutta la vita, perché sento nel mio cuore che sei l' unica per me!....
domenica 24 gennaio 2010
domenica 17 gennaio 2010
Canzoni
Invece le canzoni non ti tradiscono. Anche chi le fa può tradirti, ma le canzoni, le tue canzoni, quelle che per te hanno voluto dire qualcosa, le trovi sempre lì, quando tu vuoi trovarle. Intatte. Non importa se cambierà chi le ha cantate. Se volete sapere la mia delle canzoni, delle vostre canzoni vi potete fidare.
da Radiofreccia
Se invece volete sapere la mia: beh, oltre al fatto che delle canzoni, delle tue canzoni, ti puoi fidare, aggiungerei che le tue canzoni ti conoscono molto meglio di quanto tu conosca te stesso. La musica ha questo grande potere. Con la musica si può comunicare ciò che si è, si può dire quello che si pensa.Una canzone può rappresentarti molto meglio di mille parole. La musica può essere la cornice di un momento esaltante. La musica può farti respirare in un momento in cui i tuoi polmoni sembrano proprio non volerne sapere. La musica è li, pronta a farti sognare e a portarti lontano. E' li quando proprio non finisci di lasciarti stare e vivere leggero sembra proprio impossibile.
Ci sono momenti in cui accendi la radio e magicamente il pezzo giusto è li per te. Potrei raccontarvene di belle. E probabilmente non mi credereste.
La musica mi è entrata dentro che non avevo neanche finito di mettere su tutti i denti da latte. Barcollavo in giro per casa come il peggior ubriaco scanticchiando tra una stanza e l'altra "Mi vendo" di Renato Zero. Mio padre mi ha iniziato, come del resto un pò tutti quelli della mia generazione, alle canzoni degli anni '60, ai Beatles, a Dylan, Ella Fitzgerald e Arethra Franklin, Mina e Battisti. Mio nonno invece a Domenico Modugno e Renato Carosone. Per i Doors devo ringraziare mia sorella. Così come per i Litfiba. Quante differenze eh.
Amo tutta la musica. E non mi piacciono le categorie mentali che ne escludono tipi rispetto ad altri.
La buona musica è LA BUONA MUSICA. E per me questo equivale a "sentire" qualcosa ogni volta che sento un brano. Poco importa se la canzone è rock, pop, classica, leggera.....o se è di questo o di quel'altro. Certo sarei ipocrita se non ammettessi di avere i miei autori preferiti. Di avere un genere musicale che approccio più spesso e più volentieri. Ma questo non mi impedisce di sentire veramente qualsiasi cosa.
La musica è la mia compagna fedele qui in Polonia. E' con me al mattino appena mi sveglio, quando lavoro, quando torno a casa la sera e mi faccio la doccia, quando cucino.
Mi scorre nelle vene. La fortuna è quella di poter imbracciare la mia chitarra e continuare, a 34 anni suonati, a fare sogni di rock ‘n roll. Continuare a vivere ad orecchio anche se si stona di brutto.
da Radiofreccia
Se invece volete sapere la mia: beh, oltre al fatto che delle canzoni, delle tue canzoni, ti puoi fidare, aggiungerei che le tue canzoni ti conoscono molto meglio di quanto tu conosca te stesso. La musica ha questo grande potere. Con la musica si può comunicare ciò che si è, si può dire quello che si pensa.Una canzone può rappresentarti molto meglio di mille parole. La musica può essere la cornice di un momento esaltante. La musica può farti respirare in un momento in cui i tuoi polmoni sembrano proprio non volerne sapere. La musica è li, pronta a farti sognare e a portarti lontano. E' li quando proprio non finisci di lasciarti stare e vivere leggero sembra proprio impossibile.
Ci sono momenti in cui accendi la radio e magicamente il pezzo giusto è li per te. Potrei raccontarvene di belle. E probabilmente non mi credereste.
La musica mi è entrata dentro che non avevo neanche finito di mettere su tutti i denti da latte. Barcollavo in giro per casa come il peggior ubriaco scanticchiando tra una stanza e l'altra "Mi vendo" di Renato Zero. Mio padre mi ha iniziato, come del resto un pò tutti quelli della mia generazione, alle canzoni degli anni '60, ai Beatles, a Dylan, Ella Fitzgerald e Arethra Franklin, Mina e Battisti. Mio nonno invece a Domenico Modugno e Renato Carosone. Per i Doors devo ringraziare mia sorella. Così come per i Litfiba. Quante differenze eh.
Amo tutta la musica. E non mi piacciono le categorie mentali che ne escludono tipi rispetto ad altri.
La buona musica è LA BUONA MUSICA. E per me questo equivale a "sentire" qualcosa ogni volta che sento un brano. Poco importa se la canzone è rock, pop, classica, leggera.....o se è di questo o di quel'altro. Certo sarei ipocrita se non ammettessi di avere i miei autori preferiti. Di avere un genere musicale che approccio più spesso e più volentieri. Ma questo non mi impedisce di sentire veramente qualsiasi cosa.
La musica è la mia compagna fedele qui in Polonia. E' con me al mattino appena mi sveglio, quando lavoro, quando torno a casa la sera e mi faccio la doccia, quando cucino.
Mi scorre nelle vene. La fortuna è quella di poter imbracciare la mia chitarra e continuare, a 34 anni suonati, a fare sogni di rock ‘n roll. Continuare a vivere ad orecchio anche se si stona di brutto.
mercoledì 13 gennaio 2010
14 Gennaio - AUGURI MAMMA
Funzionava ancora la radiosveglia in cucina che per anni ha segnato le due. Musica italiana gracchiava leggera in una mattinata di giugno dal sapore magico. Il cielo era più azzurro che mai e il sole ubriacava di luce tutto l'interno. Credo di non aver più rivisto in vita mia un sole così giallo.
Avevo tre anni e tu "aspettavi" Francesca. Bellissima nel tuo vestitino a fiori violetto, mentre canticchiando un pò sopra la radio preparavi il pranzo...
Questo il ricordo più dolce e più vivo che porterò sempre con me. Ovunque andrò, ovunque starò. E che mi farà sentire come quella mattina ogni volta che cercherò un pò di casa.
Oggi è il tuo compleanno, AUGURI MAMMA!
Ed oggi più che mai vorrei sentire la tua voce. Parlami ancora di te: di quello che sognavi, di come ti vestivi, di come ti pettinavi, del tuo lavoro, di via Nazionale.
Raccontami se all'epoca ero già nei tuoi pensieri e se era proprio questo il figlio che volevi...
Mi hai insegnato tutto. Tutto quello che so. Tu e papà.
A te devo la sensibilità, la gentilezza, la capacità di ascoltare senza interrompere. A te devo l'equilibrio e la capacità di razionalizzare ogni cosa. A te devo la capacità di capire gli altri.
A te devo la voglia di aiutare chi ha bisogno e il senso del dovere.
A te devo chi sono ora. A te e a tutti i tuoi sacrifici.
Stasera non potrò essere fisicamente a festeggiare con te. Ricordo la mattina della mia partenza. Ricordo e conservo il tuo sms. So che comprendi le mie scelte, d'altronde l'hai sempre fatto. Sappi che sei sempre con me.
Se potessi avere la bacchetta magica per regalarti qualcosa non avrei dubbi: ti regalerei un pò di leggerezza. Troppo tempo ti ho visto un'ombra sul viso. Troppo tempo "non ti sei lasciata stare". Vorrei tanto rivederti sorridere come quella mattina di giugno di tanto, troppo, tempo fa.
Sei una gran Donna mamma! Goditela tutta! Alla faccia di chi NON ha compreso, alla faccia di chi NON sa, alla faccia di chi una sua vita NON ce l'ha e tenta di aggrapparsi alla tua, ma soprattutto PER me! Soprattutto PER te!
E allora non mi rimane che mandarti un bacio. A te. Alla mia mamma: tanti auguri di Buon Compleanno!!
Ti voglio bene
Simone
Avevo tre anni e tu "aspettavi" Francesca. Bellissima nel tuo vestitino a fiori violetto, mentre canticchiando un pò sopra la radio preparavi il pranzo...
Questo il ricordo più dolce e più vivo che porterò sempre con me. Ovunque andrò, ovunque starò. E che mi farà sentire come quella mattina ogni volta che cercherò un pò di casa.
Oggi è il tuo compleanno, AUGURI MAMMA!
Ed oggi più che mai vorrei sentire la tua voce. Parlami ancora di te: di quello che sognavi, di come ti vestivi, di come ti pettinavi, del tuo lavoro, di via Nazionale.
Raccontami se all'epoca ero già nei tuoi pensieri e se era proprio questo il figlio che volevi...
Mi hai insegnato tutto. Tutto quello che so. Tu e papà.
A te devo la sensibilità, la gentilezza, la capacità di ascoltare senza interrompere. A te devo l'equilibrio e la capacità di razionalizzare ogni cosa. A te devo la capacità di capire gli altri.
A te devo la voglia di aiutare chi ha bisogno e il senso del dovere.
A te devo chi sono ora. A te e a tutti i tuoi sacrifici.
Stasera non potrò essere fisicamente a festeggiare con te. Ricordo la mattina della mia partenza. Ricordo e conservo il tuo sms. So che comprendi le mie scelte, d'altronde l'hai sempre fatto. Sappi che sei sempre con me.
Se potessi avere la bacchetta magica per regalarti qualcosa non avrei dubbi: ti regalerei un pò di leggerezza. Troppo tempo ti ho visto un'ombra sul viso. Troppo tempo "non ti sei lasciata stare". Vorrei tanto rivederti sorridere come quella mattina di giugno di tanto, troppo, tempo fa.
Sei una gran Donna mamma! Goditela tutta! Alla faccia di chi NON ha compreso, alla faccia di chi NON sa, alla faccia di chi una sua vita NON ce l'ha e tenta di aggrapparsi alla tua, ma soprattutto PER me! Soprattutto PER te!
E allora non mi rimane che mandarti un bacio. A te. Alla mia mamma: tanti auguri di Buon Compleanno!!
Ti voglio bene
Simone
sabato 21 novembre 2009
E' solo un uomo
E' solo un uomo quello di cui parlo
del suo interno come del suo intorno
di quando scivola su stesso
di quando scrive come adesso
sulle sue guance ha il vento fresco
della vetta della conquista
sotto le unghie ha la terra quando striscia
le sue serate le sue ferite
le donne amate e poi dimenticate
dell'ambizione della speranza
le ragnatele della sua stanza
di quando ha paura di morire
e un orgasmo la fa tremare
di quando la vita non è così come appare
e' solo un uomo quello di cui parlo
quando inciampa nella sua ombra
quando cammina sull'acqua e non affonda
e' solo un uomo quello di cui canto
di quando sbaglia e non si perdona
il furore e il disincanto di quell'universo
a forma di persona
parlo di quando spara a suo fratello
e s'inginocchia a un portafoglio
quando osserva l'infinito
attraverso il suo ombelico
quando sventola una bandiera
o ci si nasconde dietro per paura
una menzogna è più cattiva
nascosta dentro una preghiera
e' solo un uomo quello di cui parlo
di una doccia dopo un tradimento
del sorriso che ritorna dopo che ha pianto
è solo un uomo quello di cui scrivo
la notte prima di un lungo viaggio
quando non sa se poi partire e' solo partire
o è anche scappare
è solo un uomo quello che mi commuove
che vorrei uccidere e salvare amare e abbandonare
è solo un uomo ma lo voglio raccontare
perché la gioia come il dolore si deve conservare
si deve trasformare
P.S. La trovo STUPENDA
del suo interno come del suo intorno
di quando scivola su stesso
di quando scrive come adesso
sulle sue guance ha il vento fresco
della vetta della conquista
sotto le unghie ha la terra quando striscia
le sue serate le sue ferite
le donne amate e poi dimenticate
dell'ambizione della speranza
le ragnatele della sua stanza
di quando ha paura di morire
e un orgasmo la fa tremare
di quando la vita non è così come appare
e' solo un uomo quello di cui parlo
quando inciampa nella sua ombra
quando cammina sull'acqua e non affonda
e' solo un uomo quello di cui canto
di quando sbaglia e non si perdona
il furore e il disincanto di quell'universo
a forma di persona
parlo di quando spara a suo fratello
e s'inginocchia a un portafoglio
quando osserva l'infinito
attraverso il suo ombelico
quando sventola una bandiera
o ci si nasconde dietro per paura
una menzogna è più cattiva
nascosta dentro una preghiera
e' solo un uomo quello di cui parlo
di una doccia dopo un tradimento
del sorriso che ritorna dopo che ha pianto
è solo un uomo quello di cui scrivo
la notte prima di un lungo viaggio
quando non sa se poi partire e' solo partire
o è anche scappare
è solo un uomo quello che mi commuove
che vorrei uccidere e salvare amare e abbandonare
è solo un uomo ma lo voglio raccontare
perché la gioia come il dolore si deve conservare
si deve trasformare
P.S. La trovo STUPENDA
venerdì 30 ottobre 2009
Cartolina

Avete presente la cattedrale? Beh io vivo di fronte alla torre...
La neve cade silenziosa e copiosa sopra la mia testa. Nevica ormai da mezza giornata e i tetti che vedo dalle finestre del mio appartamento all'attico del palazzo di ul. Piwna 27/29 sono completamente bianchi.
Suggestivamente bianchi. Forse era in previsione di quello che sto vedendo ora che ho accettato subito di affittare questo appartamento. Incredibile.
Neanche un film potrebbe essere più perfetto del momento che sto vivendo. Sono seduto a scrivere il mio post sul divano di casa, il laptop sulle gambe, la lampada vicino il divano accesa, la televisione che mi guarda scrivere e fuori le guglie della cattedrale che diventano sempre più bianche. I pensieri volano. E ce ne sono miliardi che ronzano nella mia testa.
Arrivato qui a Danzica due cose ebbero subito la mia attenzione: la rapidità con la quale nell'arco della stessa giornata il tempo cambiasse così repentinamente e la tonalità del verde.
Mi potevo svegliare alle 6 del mattino col sole e arrivare a coricarmi la sera a mezzanotte avendo visto pioggia e sole alternarsi proprio come un'altalena metereologica....su e giù....sole e pioggia.
A creare un tutto più intrigante, vivo, caldo, era il verde. Il verde del giardinetto all'ingresso della città vecchia, quello del bosco vicino l'aereoporto o quello del giardino immenso che circonda l'università tecnica della città.
"L'estate", o quella stagione che qui chiamano così, ma che in realtà non ha nulla a che vedere con quella da noi conosciuta, rendeva la città viva. Come se un fotografo avesse messo un filtro per tirare fuori l'essenza stessa dell'erba e delle foglie. All'improvviso però il verde lasciò il posto al rosso e al giallo che infiammarono vicoli, strade e giardini. L'autunno era entrato prepotente e affascinante come un enorme incendio. Un odore di erba umida e terra bagnata invase la città. La pioggia continua e costante scuriva i tetti rossi e spioventi delle case e la prima cosa a cui pensavo tornando a casa era la tazza di thè bollente da sorseggiare davanti la finestra mentre guardavo fuori.
E ora che invece il bianco è il colore predominante e che mi trovo qui ipnotizzato a vedere i fiocchi scendere lenti, compatti,nel loro caos organizzato, ragiono sul fatto che anche io, proprio come il tempo sulla città, stavo, in questi quasi 4 mesi, cambiando atteggiamento verso il mondo. Verso il mio mondo. Verso me stesso. Sicuramente un pò più uomo. Sicuramente segnato irremediabilmente.
L'esperienza è dura, ma anche bellissima. Il lavoro è gratificante, ma massacrante. Eppure per la prima volta in vita mia "non sento" la voglia di abbondonarmi a quella irresistibile voglia di lamento che prima o poi colpisce noi che abbiamo tutto. Sento che ce la faccio. Senza nessuno. Da solo.
In realtà l'avevo sempre fatto. Dall'università alle scelte personali, dai piccoli grandi problemi quotidiani che cercavo a quelli che mi venivano a trovare, ero sempre riuscito con le mie forze. Ma il pensiero di "potermi lamentare" e quindi di "appoggiarmi" ora a questo, ora a quest'altro, mi aveva sempre accompagnato.
Vivere da solo ti fa apprezzare le piccole cose. Vivere in una città del nord europa, lontano dai tuoi affetti, lontano dalla tua realtà, immerso in un ambiente ostile e crudo, dove i giorni di sole si contano sulle dita di una mano, ti fa apprezzare ancora di più non il sole, ma ogni suo singolo raggio. E come quella canzone ricominci a vedere che tutto intorno a te è meraviglioso.
Ed ora che la neve si è trasformata in pioggia e che la pioggia sta sciogliendo via via la neve fresca, comincio finalmente a fare pace con me stesso. O almeno ci provo.
sabato 29 agosto 2009
....tutto il resto è rumore bianco!
... E tutto quello che devi fare è metteti le cuffie... sdraiarti x terra ed ascoltare il cd della tua vita... traccia dopo traccia.. nessuna è andata persa...tutte sono state vissute... e tutte, in un modo o nell'altro, servono ad andare avanti... non pentirti, non giudicarti, sei quello che sei e non c'è niente di meglio al mondo.. pause, rewind, play.. e ancora... e ancora... non spegnere mai il tuo campionatore, continua a registrare e a mettere insieme i suoni per riempire il caos che hai dentro... e se scenderà una lacrima quando l'ascolti... bhe, non avere paura: è come la lacrima di un fan che ascolta la sua canzone preferita...
sabato 15 agosto 2009
Il buongiorno si vede dal mattino
Il quattordici Agosto per tutti i dipendenti Technip è da contratto un giorno di ferie. Era già una decina di giorni che tra noi si parlava di cosa avremmo fatto, dove saremmo andati e soprattutto quanto ci saremmo riposati. Io avevo fatto il mio bel progettino: giovedi sera tranquillo, venerdi di trasloco da hotel a casa e sabato e domenica di sano e puro riposo sistemando casa e facendo un pò il turista per Danzica.
In realtà non è che le cose siano andate esattamente come avevo progettato.
Ma facciamo un passo indietro. Avvenuta la conferma dalle alte sfere del cantiere che, in buona sostanza, venerdi 14 possiamo fare come più ci aggrada, guardo curioso il sorrisetto ironico stampato sulla faccia del mio supervisore. No, no, amico mio, ho da fare un trasloco, ti prego non ti inventare nulla! Dai no Simo, veniamo così ci smazziamo un pò di carta, in tutta tranquillità facciamo un giro in campo, ma soprattutto vediamo di mettere un punto a queste benedette quantità della colonna C3!
E così dopo un lungo: vengo, non vengo, decido che si, che diavolo, i miei programmi possono essere leggermente modificati.
Venerdi mattina mi alzo più tumefatto del solito. A stento riconosco la mia faccia nello specchio. D'altronde so pure le 6 del mattino...
Il tempo non è un granchè: nere nubi all'orizzonte non promettono nulla di buono ed un vento freddo spira da nord nord-est. Quando mi metto in macchina la città dorme ancora e la torcia dell'impianto che si vede in lontanza continua a sputare alte fiamme facendola assomigliare ad un faro che mi guida verso il mio attracco.
Il percorso a piedi che dal gate dell'impianto mi porta agli uffici è battuto da un vento che alza nuvole di polvere che fanno diventare difficile la respirazione.
Neanche il tempo di sistemare il pc e di indossare la "tenuta completa" (tuta, scarpe, casco, occhiali, guanti e cintura di protezione) che comincia un violentissimo temporale. Pino entra in stanza e fa: "Guagliò, brutte nuove: devi andare sul compressore K2 e poi sulla colonna C3..." ed io:" Vabbè moh che smette..." e lui:" A D E S S O!" scandendo lettera per lettera.
Quindi oltre a tutto l'armamentario aggiungeteci anche l'impermeabile (giallo, ma che più giallo non si può).
Vestito come un palombaro mi avvicino al K2: 600 metri a piedi ed ho bagnate anche le mutande. Se il buongiorno si vede dal mattino allora si salvi chi può. Faccio le mie cose diligentemente. Controllo e verifico quello che già sapevo: nel trasporto ci avevano fatto fuori 3 manometri e due termometri sul compressore...normale amministrazione.
Il vento continua a soffiare incessantemente, ma almeno ora che sono in cima alla colonna non piove più. Anzi, un timido sole fa capolino tra le nuvole.
Controllo che tutti gli attacchi dei livelli siano a posto e scendo. Ok, si può rientrare alla base! Sono a metà strada tra l'impianto e i nostri uffici quando una folata di vento più intensa e forte delle altre apre di colpo un paio di porte dei container alla mia destra. In uno di questi c'era un operaio polacco che stava facendo i suoi bisogni. Mi giro di scatto appena sento la porta sbattere, lui mi guarda con l'aria interdetta...e con tutte le vergogne di fuori viene a chiudere la porta. Sono solo le nove di mattina...
La giornata prosegue lenta ed il tempo sembra non trascorrere mai. E' il 14 Agosto, ma a Danzica abbiamo appena 13 gradi. Alle due del pomeriggio decido che basta, non se ne può proprio più e mi rimetto in moto per tornarmene a casa. Ho ancora il trasloco da fare e poi su 60 persone siamo in 5...
Tornato in hotel mi cambio e vado a fare un minimo di spesa. Così, mentre il tempo continuava a fare il ballerino e alternava attimi di sole a rovesci bibblici, mi incollavo le 6 buste della spesa in più viaggetti per 4 piani a piedi. Ho voluto l'attichetto in centro?
In uno di questi "andataeritorno" sul portone di casa c'era una vecchietta. Curva, molto anziana. Si appoggiava ad un bastone. I pochi capelli in testa erano bianchissimi, le mani rugose. Mi avvicino per entrare e lei girandosi mi guarda con aria interrogativa. Saluto in polacco con il mio sorriso più cortese ed innocente sperando che questo la convinca a lasciarmi passare, ma lei si posiziona esattamente davanti l'entrata e comincia a pormi delle domande (immagino) in polacco (sicuro!). Sorry madame, I don't speak polish...ma la signora ce l'ha proprio con me! Mano a mano che parla mi sembra sempre di più la strega cattiva di biancaneve. Manca solo che mi offra una mela avvelenata. Ad un certo punto capisco qualcosa come Russo?Inglese? Tedesco? ed io rinfrancato rispondo: sono italiano!
La domanda è: perchè non mi faccio mai i cavoli miei? La vecchietta va su tutte le furie. Alza ripetutamente, con fare minaccioso, il bastone, come se me lo volesse dare sulla testa e (credo) spara epiteti in polacco contro di me e contro l'Italia.
Dopo circa dieci minuti così bloccato (due buste della spesa più il portatile a tracollo) la pioggia arriva in mio soccorso. Entro nel portone, saluto cordialmente e comincio a salire le scale.
Ora ricapitolando: quaranta minuti di pioggia in campo la mattina con annesso spettacolo dell'operaio polacco, 15 minuti di insulti da vecchia polacca, George Clooney avrebbe detto: What else?
Sistemo tutto con curo e mi metto sul divano a vedere un film al pc: devo aspettare le 19 perchè l'azienda telefonica locale mi manderà un tecnico che farà l'allaccio ad internet. Anzi, l'appuntamento è tra le 19 e le 21. Comodo no? Alle otto e mezzo sento citofonare: era lui. Mi si presenta un tipo bassino, un pò smunto, con due baffi importanti e la fiatella tipica di queste parti. Lui non parla inglese, io non parlo il polacco. Ah beh, cominciamo benissimo! Lavora un pò sulla presa dentro casa poi mi guarda, si rialza, va verso il tavolino e prende una sedia. La alza e penso: ci siamo...ora me la spacca in testa! Invece vuole soltanto che gli apra la porta di casa ( e ci sono arrivato dopo dieci minuti buoni!!!)
Non so dove va e cosa faccia. Dopo pochi minuti rientra e con l'aria sconsolata mi passa il suo telefonino. Un operatore dall'altra parte mi spiega in inglese che non è possibile fare l'installazione perchè qualcuno del palazzo, abusivamente, si è impossessato della mia utenza! Sono dispiaciuti e torneranno martedi allo stesso orario per sistemare la questione. Allora so io...
Il resto del terribile weekend di paura alla prossima puntata...
In realtà non è che le cose siano andate esattamente come avevo progettato.
Ma facciamo un passo indietro. Avvenuta la conferma dalle alte sfere del cantiere che, in buona sostanza, venerdi 14 possiamo fare come più ci aggrada, guardo curioso il sorrisetto ironico stampato sulla faccia del mio supervisore. No, no, amico mio, ho da fare un trasloco, ti prego non ti inventare nulla! Dai no Simo, veniamo così ci smazziamo un pò di carta, in tutta tranquillità facciamo un giro in campo, ma soprattutto vediamo di mettere un punto a queste benedette quantità della colonna C3!
E così dopo un lungo: vengo, non vengo, decido che si, che diavolo, i miei programmi possono essere leggermente modificati.
Venerdi mattina mi alzo più tumefatto del solito. A stento riconosco la mia faccia nello specchio. D'altronde so pure le 6 del mattino...
Il tempo non è un granchè: nere nubi all'orizzonte non promettono nulla di buono ed un vento freddo spira da nord nord-est. Quando mi metto in macchina la città dorme ancora e la torcia dell'impianto che si vede in lontanza continua a sputare alte fiamme facendola assomigliare ad un faro che mi guida verso il mio attracco.
Il percorso a piedi che dal gate dell'impianto mi porta agli uffici è battuto da un vento che alza nuvole di polvere che fanno diventare difficile la respirazione.
Neanche il tempo di sistemare il pc e di indossare la "tenuta completa" (tuta, scarpe, casco, occhiali, guanti e cintura di protezione) che comincia un violentissimo temporale. Pino entra in stanza e fa: "Guagliò, brutte nuove: devi andare sul compressore K2 e poi sulla colonna C3..." ed io:" Vabbè moh che smette..." e lui:" A D E S S O!" scandendo lettera per lettera.
Quindi oltre a tutto l'armamentario aggiungeteci anche l'impermeabile (giallo, ma che più giallo non si può).
Vestito come un palombaro mi avvicino al K2: 600 metri a piedi ed ho bagnate anche le mutande. Se il buongiorno si vede dal mattino allora si salvi chi può. Faccio le mie cose diligentemente. Controllo e verifico quello che già sapevo: nel trasporto ci avevano fatto fuori 3 manometri e due termometri sul compressore...normale amministrazione.
Il vento continua a soffiare incessantemente, ma almeno ora che sono in cima alla colonna non piove più. Anzi, un timido sole fa capolino tra le nuvole.
Controllo che tutti gli attacchi dei livelli siano a posto e scendo. Ok, si può rientrare alla base! Sono a metà strada tra l'impianto e i nostri uffici quando una folata di vento più intensa e forte delle altre apre di colpo un paio di porte dei container alla mia destra. In uno di questi c'era un operaio polacco che stava facendo i suoi bisogni. Mi giro di scatto appena sento la porta sbattere, lui mi guarda con l'aria interdetta...e con tutte le vergogne di fuori viene a chiudere la porta. Sono solo le nove di mattina...
La giornata prosegue lenta ed il tempo sembra non trascorrere mai. E' il 14 Agosto, ma a Danzica abbiamo appena 13 gradi. Alle due del pomeriggio decido che basta, non se ne può proprio più e mi rimetto in moto per tornarmene a casa. Ho ancora il trasloco da fare e poi su 60 persone siamo in 5...
Tornato in hotel mi cambio e vado a fare un minimo di spesa. Così, mentre il tempo continuava a fare il ballerino e alternava attimi di sole a rovesci bibblici, mi incollavo le 6 buste della spesa in più viaggetti per 4 piani a piedi. Ho voluto l'attichetto in centro?
In uno di questi "andataeritorno" sul portone di casa c'era una vecchietta. Curva, molto anziana. Si appoggiava ad un bastone. I pochi capelli in testa erano bianchissimi, le mani rugose. Mi avvicino per entrare e lei girandosi mi guarda con aria interrogativa. Saluto in polacco con il mio sorriso più cortese ed innocente sperando che questo la convinca a lasciarmi passare, ma lei si posiziona esattamente davanti l'entrata e comincia a pormi delle domande (immagino) in polacco (sicuro!). Sorry madame, I don't speak polish...ma la signora ce l'ha proprio con me! Mano a mano che parla mi sembra sempre di più la strega cattiva di biancaneve. Manca solo che mi offra una mela avvelenata. Ad un certo punto capisco qualcosa come Russo?Inglese? Tedesco? ed io rinfrancato rispondo: sono italiano!
La domanda è: perchè non mi faccio mai i cavoli miei? La vecchietta va su tutte le furie. Alza ripetutamente, con fare minaccioso, il bastone, come se me lo volesse dare sulla testa e (credo) spara epiteti in polacco contro di me e contro l'Italia.
Dopo circa dieci minuti così bloccato (due buste della spesa più il portatile a tracollo) la pioggia arriva in mio soccorso. Entro nel portone, saluto cordialmente e comincio a salire le scale.
Ora ricapitolando: quaranta minuti di pioggia in campo la mattina con annesso spettacolo dell'operaio polacco, 15 minuti di insulti da vecchia polacca, George Clooney avrebbe detto: What else?
Sistemo tutto con curo e mi metto sul divano a vedere un film al pc: devo aspettare le 19 perchè l'azienda telefonica locale mi manderà un tecnico che farà l'allaccio ad internet. Anzi, l'appuntamento è tra le 19 e le 21. Comodo no? Alle otto e mezzo sento citofonare: era lui. Mi si presenta un tipo bassino, un pò smunto, con due baffi importanti e la fiatella tipica di queste parti. Lui non parla inglese, io non parlo il polacco. Ah beh, cominciamo benissimo! Lavora un pò sulla presa dentro casa poi mi guarda, si rialza, va verso il tavolino e prende una sedia. La alza e penso: ci siamo...ora me la spacca in testa! Invece vuole soltanto che gli apra la porta di casa ( e ci sono arrivato dopo dieci minuti buoni!!!)
Non so dove va e cosa faccia. Dopo pochi minuti rientra e con l'aria sconsolata mi passa il suo telefonino. Un operatore dall'altra parte mi spiega in inglese che non è possibile fare l'installazione perchè qualcuno del palazzo, abusivamente, si è impossessato della mia utenza! Sono dispiaciuti e torneranno martedi allo stesso orario per sistemare la questione. Allora so io...
Il resto del terribile weekend di paura alla prossima puntata...
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